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Cosa facciamo

La nostra mission è il supporto allo sviluppo psicologico del bambino con il diretto coinvolgimento della sua famiglia. Per questo il gruppo di lavoro, che raccoglie professionisti con specialità diverse in questo vasto e delicato settore, individua di volta in volta la persona e la modalità più adeguata per fornire l'aiuto richiesto.

  • Separazione e divorzio
  • Handicap
  • Autismo
  • Adozioni

Nonostante la separazione sia piuttosto diffusa e non più considerata un evento “eccezionale” nella figli nella separazionenostra società, vivere la genitorialità in condizione di separazione comporta qualche difficoltà aggiuntiva rispetto alla normale “imperfezione” e incompletezza di cui ogni genitore può sentirsi portatore.

Un genitore separato più facilmente può sentirsi in colpa per non riuscire a dare “il meglio” ai figli risultando più fragile rispetto agli eventuali conflitti educativi o generazionali; tale sensazione può essere anche legato al vissuto di sconfitta ed inadeguatezza dopo la rottura del legame coniugale.

Specialmente in coppie che non riescono a trovare buoni accordi e condivisione (nonostante la separazione) sia sul piano pratico che affettivo, i genitori possono cadere vittima del “relativismo” educativo, rinunciando a ciò in cui credono (principi, valori, regole) nel tentativo di risarcire il figlio di qualcosa che possono sentire di avergli tolto (continuità e condivisione della presenza della mamma e del papà).

Gli effetti di queste situazioni, se permangono nel tempo, si possono rintracciare nel comportamento dei figli - dallo scarso rendimento scolastico alle difficoltà con i pari o con l’altro sesso, dalle manifestazioni rabbiose all’apatia - ed anche nella relazione genitore-figlio che nel tempo può essere insoddisfacente: sensi di colpa, mancanza di coinvolgimento, frequente irritazione.

In questi casi ricorrere ad un aiuto esterno può fare la differenza. Un interlocutore esperto può aiutare a recuperare il senso e le motivazioni della propria genitorialità, aiutare a mitigare le emozioni negative e ad affrontare le questioni pratiche della vita con i figli.

In cosa è esperto l’interlocutore psicologo? Su un piano teorico-pratico, conosce le fasi dello sviluppo cognitivo ed affettivo del bambino e può, quindi, avvalersi di tali riferimenti per comprendere la situazione problematica ed ipotizzare e realizzare interventi di sostegno mirati a valorizzare le risorse del bambino e della coppia genitoriale Al contempo, è in grado di sostenere e guidare gli ex coniugi in un percorso di riconoscimento e legittimazione della co-genitorialità, a prescindere dalla rottura del legame coniugale; tale passaggio può permettere di portare in salvo ciò che di bello è stato costruito all’interno della storia familiare e rappresentare, dunque, un’ulteriore risorsa per il figlio.

handicap genitoriLa presenza di bambini con handicap pone alle famiglie difficoltà di carattere pratico e psicologico, che insieme possono costituire dei cocktail esplosivi. Il lavoro che proponiamo ai genitori in questi casi è rivolto ad entrambi i versanti: quello di come sostenere al meglio il bambino nel suo sviluppo, nel rispetto delle sue caratteristiche e dei suoi limiti, ma anche del maggior sostegno possibile alle sue capacità; e allo stesso tempo sostenere se stessi come genitori e come coppia nell’elaborazione di ciò che accade nella propria vita.

Spesso questo secondo punto tende ad essere trascurato dalle famiglie che preferiscono “dare priorità” alle esigenze ed alla crescita del proprio bambino. Ancora più spesso questo dare priorità diventa un modo di proteggersi dal dolore di dover riguardare alla propria esistenza e cercarne il senso.

Purtroppo però questa protezione è solo apparente e ciò che accade più frequentemente è che il dolore profondo e lacerante, nascosto da “attivazioni” a favore dei figli, interferisca pesantemente in tutte le relazioni familiari: nelle relazioni tra coniugi, nelle relazioni con gli altri figli, nelle relazioni tra i fratelli tra loro, nelle relazioni con zii, nonni e amici intimi.

Pensiamo sia fondamentale per i genitori essere accompagnati nell’affrontare il proprio dolore, che qualche volta diventa uno scudo e una lancia anche nei rapporti col coniuge.

Nei percorsi per i genitori di bambini con handicap l’educazione del bambino ed il rispetto e la conoscenza delle proprie emozioni di genitore sono integrati. Il percorso è individualizzato rispetto alle caratteristiche e ai desideri delle singole famiglie.

In genere si compone globalmente di alcuni colloqui di conoscenza e definizione del progetto terapeutico, di incontri di lavoro congiunto col bambino su aspetti educativi (vedi modalità di parent training), di incontri con i genitori di elaborazione emotiva. Nel percorso possono essere inclusi incontri con la famiglia allargata ed incontri dedicati ai fratelli.

Il percorso che proponiamo alle famiglie è parallelo al lavoro abilitativo centrato sul bambino. Le linee autismo genitoriguida sull’autismo individuano come elementi fondamentali sia l’intervento intensivo e precoce per i bambini che il parent-training per i genitori, ovvero la formazione dei genitori ad interagire, educare, crescere e gestire, il loro bambino che non risponde, o lo fa in un modo tutto “particolare”, alle attenzioni, alle raccomandazioni e alle istruzioni che gli vengono fornite.

Come facciamo ad insegnare questo? Noi basiamo il nostro lavoro su alcuni paradigmi della psicologia comportamentale e dello sviluppo, che allo stesso tempo considerano l’unicità di ogni bambino ed ogni genitore, come anche la diversità e l’intensità del disturbo.

Nel lavoro di parent training si lavora fianco a fianco ai genitori nella ricerca di quelle modalità, approcci, giochi, tipi di aiuto che rendano migliore l’interazione del bambino ed i suoi apprendimenti. L’intervento può essere schematizzato in due fasi principali: nella prima si definiscono gli obiettivi e le priorità di apprendimento per il bambino in base alle difficoltà riportate dai genitori confrontandole con gli esiti di una valutazione diretta delle abilità del bambino.

Nella seconda si strutturano situazioni “tipo” favorevoli agli apprendimenti possibili, desiderati e precedentemente definiti.

Durante il percorso ci si ritrova a giocare col bambino ricercando il suo sguardo e la condivisione, sperimentando le possibili difficoltà che incontrano i suoi genitori.

Attraverso l'osservazione dallo specchio unidirezionale o dai video, i genitori sono accompagnati nel cercare modi nuovi e nuove strategie per l'interazione.

Crediamo sia importantissimo per genitori di bambini che reagiscono poco o in modo bizzarro ai tentativi di interazione essere affiancati nel cominciare a porsi obiettivi d’apprendimento propri.

adozione genitoriIl percorso verso l’adozione che le coppie decidono di intraprendere è spesso lungo, doloroso e caratterizzato da numerose valutazioni circa l’idoneità cui sono sottoposti. In una fase precedente e concomitante al percorso, la coppia coniugale è chiamata a confrontarsi con il difficile vissuto di inadeguatezza circa la propria capacità generativa, con il compito di “introdurre” ed integrare il bambino all’interno del sistema familiare preesistente, riconoscendo e valorizzando l’originalità di cui questi è portatore.

La coppia, fin dalla decisione di intraprendere l’iter adottivo, si trova costantemente a fare i conti con le proprie aspettative, i desideri ed i bisogni relativi al bambino che diventerà membro della famiglia; a differenza, però, di un figlio naturale, il bambino potrebbe essere chiamato a “risarcire” un lungo percorso di attesa e sentimento di sconfitta vissuto dalla coppia.

Spesso le difficoltà che i genitori si trovano ad affrontare emergono come maggiormente pressanti in concomitanza di fasi evolutive particolarmente significative che, in un contesto adottivo, possono sottolineare il senso di maggior responsabilità vissuta dalla coppia. Le fasi evolutive possono riguardare l’ingresso all’asilo, alla scuola materna o alla successiva età scolare e adolescenziale, fasi cruciali in cui il confronto con altre realtà familiari e con l’ambito sociale può farsi più pesante da sostenere.

Il nostro lavoro di ascolto e supporto alle famiglie adottive può, dunque, aiutare i genitori a sostenere queste fasi di sviluppo già di per se problematiche.

Su questi aspetti, lo psicologo può aiutare l’esplorazione delle aree problematiche ed accompagnare la coppia genitoriale nel percorso di riconoscimento dei propri bisogni e compiti e di quelle che sono le aspettative e le necessità del figlio.

La coppia – per come è strutturato il percorso adottivo - è stata oggetto di valutazioni in una fase precedente l’arrivo del bambino, le sono stati forniti consigli ed indicazioni riguardo le modalità educative da intraprendere prima, però, di potersi confrontare con il bambino “reale”. All’arrivo del bambino, le coppie possono sentirsi “abbandonate” dai servizi così da sviluppare e/o consolidare la sensazione di non essere mai all’altezza delle aspettative del figlio ma, soprattutto, delle figure con le quali entreranno in contatto (maestre, altri genitori, famiglia di appartenenza…).

Tale percezione di non essere altezza può, inoltre, essere alimentata anche dal pregiudizio ricorrente secondo il quale la coppia adottiva è “innaturale” e, di conseguenza, non dotata delle capacità e idoneità genitoriali di cui, invece, sarebbe automaticamente provvista la famiglia “naturale”.

Riteniamo, dunque, importante fornire uno spazio in cui la coppia si senta sostenuta e legittimata nel ruolo genitoriale.

Il nostro lavoro, in tal senso, può accompagnare e sostenere la coppia nell’ “appropriarsi della genitorialità”, ovvero nell’acquisire consapevolezza e, quindi, forza nelle proprie capacità e qualità genitoriali e nell’incentivare la progettualità e le potenzialità educative sulle quali possono sentirsi messi in discussione.