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  • Difficoltà Scolastiche
  • Difficoltà emotive
  • Psicomotricità funzionale
  • Valutazione neuropsicologica
  • Disturbi dell’Apprendimento
  • Disturbi di Attenzione/Iperattività
  • Autismo

difficoltà scolasticaOltre ai deficit specifici dell’apprendimento, esistono numerosi altri tipi di difficoltà scolastiche, che ogni giorno bambini molto diversi tra loro si possono trovare ad affrontare. Si può passare da studenti con profili cognitivi ai limiti dalla norma, ad altri con buone capacità cognitive ma difficoltà nel metodo di studio, ad altri con bassi livelli di autostima o di motivazione. In tutti questi casi però, le difficoltà a livello scolastico sono un campanello di allarme per disagi che potrebbero non essere strettamente legati al rendimento scolastico.

In questo ambito eterogeneo di difficoltà, nel nostro quotidiano lavoro, abbiamo visto come l’approccio meta cognitivo risulti molto efficace, essendo uno strumento plastico nelle mani del professionista che può, a seconda del caso, utilizzarlo maggiorente per potenziare abilità cognitive, per sostenere l’autostima o per migliorare il problem solving e tante altre difficoltà. Ciò che rende il metodo meta cognitivo così potente è la sua caratteristica principale, quella di mettere l’individuo al centro e permettergli di ragionare su se stesso, sulle sue capacità, sulle false credenze, sulle abilità di ragionamento, raggiungendo ad ogni step successivo, non solo abilità maggiori ma anche una consapevolezza maggiore del proprio modo di “funzionare”.

Durante la crescita i bambini possono manifestare comportamenti che mettono rabbia bambinain allarme o in difficoltà i genitori nella gestione quotidiana dei loro figli.

Alcuni dei comportamenti più frequentemente segnalati riguardano l'alimentazione, il sonno, il pianto eccessivo, l'inconsolabilità, la difficoltà a cimentarsi in un compito o in una nuova esperienza.

Altre volte la comunicazione di un disagio può avvenire in modo più speciale: i bambini possono cominciare a cercare qualche forma di controllo e di gestione dell'ansia attraverso comportamenti ripetitivi come lavarsi più volte le mani o ricontrollare la posizione di un gioco più volte.

Altre volte la difficoltà può manifestarsi come eccessiva confusione tra realtà e fantasia, con la comparsa di tic o ancora attraverso piccoli gesti autolesivi.

Generalmente un bambino che sta affrontando una difficoltà psicologica ha a disposizione un diverso potenziale attentivo di apprendimento che può portare a effetti percepibli a scuola, ma, cosa ancor più importante, un segnale di difficoltà portato da un bambino può non essere compreso, trascurato, o al contrario può attirare troppe attenzioni.

Può essere interpretato dagli adulti come sfida, può risvegliare timori personali e quindi attivare potenti emozioni...e potenti comportamenti di reazione.

Come psicologi dell'età evolutiva riteniamo che la crescita psicologica passi necessariamente per periodi di difficoltà che allo stesso tempo necessitano di essere adeguatamente compresi ed affontati (sia dal bambino che dalla famiglia).

Affrontare in modo emotivo, spontaneo, solitario situazioni in cui i bambini cominciano a proporre comportamenti e segnali di difficoltà può portare a acuire e cristallizzare la difficoltà stessa.

Lo sviluppo motorio è un elemento fondamentale per psicomotricitàun’equilibrata crescita psicofisica e per la strutturazione della personalità di ogni individuo.
Chi di noi non ricorda i giochi fatti da bambini e le sensazioni che li accompagnavano?
Anche il corpo, come il cervello, ha memoria, è plastico e malleabile e ciò che apprendiamo con esso non viene dimenticato.
La psicomotricità funzionale offre al bambino la possibilità, attraverso il proprio vissuto corporeo, di percepire, interiorizzare e fare propri i prerequisiti e le abilità indispensabili per crescere in modo armonioso.
Quando può essere utile:

  • Difficoltà nella conoscenza del proprio corpo e delle sue parti
  • Difficoltà a riconoscere le forme, muoversi e orientarsi nello spazio circostante, percepire il tempo
  • Difficoltà a controllarsi o a “lasciarsi andare”, esprimersi sia emotivamente che fisicamente
  • Difficoltà grafiche (impugnare la matita, disegnare, scrivere)
  • Difficoltà a integrarsi e partecipare in giochi di gruppo o che prevedono attività motorie
  • Difficoltà a pianificare e organizzare le attività quotidiane (mangiare, lavarsi, vestirsi)
  • Disprassie
  • Difficoltà a relazionarsi con gli altri, a rispettare gli altri e le regole
  • Difficoltà nell’uso di oggetti
  • Prevenzione per i disturbi dell’apprendimento
  • Disturbi di coordinazione motoria
  • Difficoltà nel gioco spontaneo

E’ importante lasciare il bambino libero nella sperimentazione del proprio corpo e del suo movimento. Il nostro corpo prima che per “fare” ci serve per entrare in contatto con mamma e papà e parallelamente in relazione al gruppo sociale e all’ambiente circostante.

valutazionePer poter effettuare una valutazione mirata ed accurata è necessario per noi raccogliere preliminarmente, attraverso un colloquio con i genitori e il bambino, l’anamnesi specifica del piccolo paziente e tracci un quadro generale delle difficoltà riportate dal bambino e dai familiari.

La valutazione neuropsicologica è volta ad indagare le caratteristiche delle varie funzioni cerebrali dei bambini ad esempio le abilità cognitive, gli apprendimenti, il sistema attentivo, le capacità di coordinazione e motricità fine, il linguaggio e le funzioni esecutive e di controllo. Nell’incontro con il bambino, a seconda del caso, individuiamo le aree che è necessario approfondire. La valutazione viene generalmente eseguita in circa tre incontri.

Infine effettuiamo un incontro, definito di restituzione, nel quale riportiamo ai genitori e in alcuni casi anche al bambino ciò che è emerso dalla valutazione e l’eventuale proposta di intervento.

All’interno della categoria diagnostica di disturbo specifico dell’apprendimento (DSA)fatica nello studio si trovano difficoltà fra loro diverse (dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia) non sempre e necessariamente presenti contemporaneamente e con lo stesso grado di compromissione. La valutazione serve, oltre che per fare una diagnosi, proprio per individuare i punti di forza e debolezza dell’alunno per poter creare un piano terapeutico ad hoc. La nostra proposta di intervento tiene in eguale considerazione il potenziamento delle abilità deficitarie e la valorizzazione delle risorse del bambino per usarle come supporto al lavoro terapeutico e come punto di forza per l’autostima del bambino.

Riteniamo utile che i genitori partecipino ad alcuni colloqui di sostegno per meglio comprendere come il bambino possa affrontare la scuola, i compiti e la frustrazione che spesso ne consegue; per trovare strategie per sostenere anche a casa lo sviluppo degli apprendimenti; per condividere e affrontare le paure e le preoccupazioni per una difficoltà con un grande impatto nella vita scolastica del bambino.

L’ADHD, ovvero l’acronimo inglese per “disturbo di attenzione con iperattività”, è una patologia molto complessa che comporta diversi sintomi alcuni, ma non tutti, legati al continuo movimento o alla distrazione. Dopo una accurata valutazione per comprendere se realmente il bambino sia affetto da questa patologia o se le sue difficoltà possano avere una causa differente, proponiamo alle famiglie di seguire un percorso abilitativo individuale per il bambino con diagnosi di ADHD. La nostra proposta di intervento si pone come obbiettivo di potenziare le aree di debolezza emerse durante la valutazione.

Non tutti i bambini con ADHD hanno i medesimi profili di prestazione nelle diverse componenti dell’attenzione o per quanto riguarda le caratteristiche comportamentali; proprio ciò rende necessario una terapia adattata sul singolo paziente.bambino iperattivo

La problematica dell’ADHD però non riguarda, come per molte altre patologie, solamente il bambino che ne è affetto ma tutta la famiglia che vive con “un tornado”, nella migliore delle ipotesi, con un bambino “impossibile da gestire” nella peggiore. È quindi, secondo il nostro approccio, molto importante fornire anche un supporto all’intera famiglia.

Nei primi anni di vita del bambino si possono manifestare problemi nello sviluppo del linguaggio, ma autismoanche della comunicazione gestuale, il bambino può limitarsi ad interagire con gli altri in modo funzionale, lanciando segnali per la soddisfazione dei suoi bisogni ma mancando dell’interazione spontanea, gioiosa, che compare prestissimo nella vita.
Tali difficoltà possono segnalare disturbi specifici del linguaggio, ritardo o anche disturbi dello Spettro Autistico (dove “spettro” sta per “gamma” e si riferisce alla molteplicità d’espressione del disturbo).
L’intervento precoce mira ad attivare il più possibile le competenze relazionali e comunicative precoci e a ridurre il disinvestimento che può essere progressivo nel caso in cui il bambino non riesca spontaneamente ad attivare scambi con gli altri (o nel caso in cui tali scambi siano molto pochi).
Il lavoro col bambino piccolo coinvolge anche la famiglia, è infatti nelle persone che sono con lui per il tempo maggiore che le possibilità di scambio sono massimizzate. I papà e le mamme possono sentirsi supportati da indicazioni che li aiutano a trovare strategie mirate, nel cercare e sperimentare insieme al clinico aggiustamenti e cambiamenti nello stile di relazione col bambino, possono essere aiutati a decifrare comportamenti incomprensibili, possono essere sostenuti nel monitorare i miglioramenti del bambino.

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